Non è facile (segue)

Ho passato tre anni intensi a Lussemburgo se li comparo con gli anni passati a Bruxelles. Lussemburgo è più intima. In sé la città è fredda e gli autoctoni altrettanto. Gli expat invece tendono a fare amicizia velocemente ed essendo la città più piccola, si riesce a mantenere i contatti un po’ più a lungo, anche se spesso mi dico che forse queste sono le elucubrazioni di  qualcuno che cerca di giustificare l’assenza di amicizie a Bruxelles. Ci ho provato a Bruxelles a mantenere le amicizie ma per un motivo o per l’altro, le persone non sembrano troppo interessate a stringere dei rapporti duraturi, siano essi di amicizia o di amore e, forse, restano legate agli amici di un tempo del proprio paese natale e considerano gli altri expat come amici di comodo che chissà, un giorno o l’altro, magari durante la ricerca di un nuovo lavoro, ci potrebbero tornare utili. Che tristezza a pensarci…

Bruxelles è stimolante per chi è appena arrivato, sembra offrirti tutta la diversità del mondo in un piatto di argento ma poi ti accorgi che il piatto è di metallo e che le pietanze sono sempre le stesse in salse diverse. Insomma Bruxelles potenzialmente ha tutto: teatri, discoteche, bar, localini, corsi di formazione, ristoranti di tutte le nazionalità ma trovare la qualità è un lavoro sfiancante. Spesso le aspettative sono alte e i risultati deludenti soprattutto per quanto riguarda il cibo e la pulizia. E non sto a raccontarvi quello che ho visto quando cercavo l’appartamento da comprare!!! La cosa che finora non mi ha deluso è la varietà umana. E’ uno dei motivi per cui ho scelto Bruxelles e lasciato Lussemburgo. Ero stufa di vedere donne impellicciate e uomini in giacca e cravatta! Insomma frequentare il bel mondo fa bene ma dopo un po’ stanca, soprattutto quando non è un bel mondo culturalmente parlando ma sono quattrini che camminano. E’ sfoggiare la ricchezza e questo non mi è mai piaciuto, non è elegante. A Bruxelles invece, vista la diversità delle persone che la popolano, puoi passare da un quartiere malfamato a un quartiere residenziale senza nemmeno accorgertene … oddio te ne accorgi perché le case sono decadenti, finestre rotte e intonaci che cadono a pezzi o finestroni che svelano interni di classe e facciate art nouveau. Il bello di Bruxelles sta proprio nel camminare per le strade e guardare la gente e veramente ti accorgi che il mondo è bello perché è vario. C’è chi come il mio compagno evita il contatto con la diversità perché se ne sente intaccato, impoverito, io invece mi diverto, mi arricchisce. A volte mi ha anche spaventato, lo ammetto, quando ti senti seguita e ti rubano due volte dentro casa, sviluppi una certa diffidenza ma poi la tentazione di conoscere nuove persone e sentirti stimolata ancora una volta la vince sulla paura. Ci sono persone molto superficiali anche a Bruxelles, c’è tutto un mondo di ragazzini che non deve avere la vita facile in questo melting pot. Passare l’adolescenza in un Paese dove sei continuamente costretto a confrontarti con la diversità deve essere sfibrante. Già l’adolescenza non è il periodo più felice della vita, figuriamoci se hai tutto il mondo degli adulti che ti educa in continuazione al rispetto del diverso. Questo discorso sulla diversità qui a Bruxelles lo senti dalla mattina alla sera, non riesci ad evitarlo. Ti senti sempre un po’ razzista perché c’è sempre qualcuno che ti fa notare che lui/lei è più corretto di te, tanto che a un certo punto il vaffanculo te lo tirano dalla bocca. Mi sono ritrovata a passare vari mesi in alcuni ospedali di Bruxelles e devo dire che mi hanno curato medici e infermieri arabi, neri, belgi e sono stata in contatto con pazienti di altrettante varie nazionalità ma poi alla fine che ti resta di tutta questa mescolanza? Perché poi hai l’impressione che la gente si sposi con la propria nazionalità o al massimo dell’apertura mentale con un/una belga? Non siamo forse un po’ programmati a proteggere i nostri geni? Non lo so ma questa coabitazione forzata con tutte le nazionalità comincia a stancarmi anche perché, come hanno accennato in una riunione alla quale ho assistito recentemente, ognuno ha una maniera diversa di percepire la realtà e lo sforzo che facciamo tutti i giorni di comprendere come percepisce la realtà chi ci sta difronte, ci mette in uno stato di perenne dubbio e sospetto. Perché quella persona che credevamo in un modo ha reagito in tal modo e perché quella persona non saluta mai, eccetera eccetera. Differenze culturali o maleducazione? Ecco quando la maleducazione si nasconde sotto la facciata della differenza culturale mi infastidisco. Non possiamo giustificare tutto. A tutto c’è un limite.

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