Non è facile (segue 3)

Mia madre tempo fa, con tutti i suoi buoni propositi di darmi buoni consigli perché ero giù di morale, mi suggerì di attaccare bottone con gli italiani. Cara mamma, ancora non te l’ho detto ma io gli italiani li evito. Non per pregiudizio, né per snobismo ma perché gli italiani all’estero sono oggettivamente insopportabili, hanno tutti i difetti degli italiani all’ennesima potenza. Mi chiedo se lo stesso vale per gli altri cittadini dell’Unione Europea, se cioè anche loro notano di più i difetti della loro nazionalità una volta espatriati. Mi sono accorta subito di questo comportamento “tipico” degli italiani quando sono arrivata a Bruxelles. La maggior parte sono provinciali che si ritrovano nella “grande” città (il confronto con Roma proprio non regge!) e, in quanto tali, si credono delle “star”, soprattutto poi se sono “funzionari”. Certo, lo stipendio non è paragonabile a quello di un impiegato italiano ma non si dovrebbero mai dimenticare e tanto meno si dovrebbero rinnegare le proprie origini. Anche io, quando sono arrivata a Lussemburgo e ho visto il mio stipendio duplicarsi, mi sono chiesta “ma perché ci ho pensato tanto a partire?”. Oggi non me lo chiedo più e credo che uno stipendio, per quanto alto, non potrà mai sostituire l’affetto di un nipote, di una sorella/fratello o di un genitore. E le nuove amicizie non potranno mai sostituire le amicizie “storiche”. Ma tant’è.

Dicevamo Lussemburgo. Arrivai il mese di maggio del 2003, l’anno più caldo degli ultimi tempi e io non soffrii nemmeno più di tanto perché per me non era mai tanto caldo quanto i 40 gradi in Sicilia a visitare scavi archeologici tra mezzogiorno e le due. Sfido qualsiasi Lussemburghese/Belga a fare altrettanto. I primi tempi passavo i miei sabati a saccheggiare negozi di vestiti, poi dovetti darmi un freno…e passai a Auchan, il supermercato a due passi dall’edificio della Corte dei Conti europea dove lavoravo. Lì feci incetta di CD, DVD e cose per la casa. Poi smisi, la casa era piccola e dopo un po’ era più che arredata.

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